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Con il termine osteoporosi si intende una malattia dell’osso caratterizzata da una riduzione della massa ossea e da un deterioramento della micro-archiettura. L’osteoporosi è il più comune disturbo metabolico dell’osso.

La gravità di questa condizione è data dal fatto che l’osso osteoporotico ha un maggior rischio di frattura. Si tratta di una malattia sociale molto frequente, grave e sottovalutata, se si pensa che l’incidenza annuale di fratture osteoporotiche nelle donne è superiore alla somma di quella per infarto, ictus e tumore della mammella. Inoltre il rischio di mortalità per le fratture del collo del femore – tipiche del paziente anziano osteoporotico – è paragonabile a quello del cancro della mammella e di gran lunga superiore al carcinoma uterino. Nonostante ciò non viene tutt'oggi effettuata una adeguata prevenzione per questa malattia.

 

 

 

Il picco massimo di massa ossea viene raggiunto tra i 20 ed i 30 anni, periodo dopo il quale comincia a diminuire. Risultano fondamentali per il raggiungimento di un buon livello di massa ossea sia una adeguata alimentazione (per l’assorbimento di calcio, fosforo e vitamina D) quanto una corretta esposizione al sole (per il metabolismo della vitamina D) e l’attività fisica (stimolo al rinforzo del tessuto). E’ dopo la menopausa femminile, con il calo di estrogeni, che si registra la maggiore perdita di massa ossea. A causa di questa diminuzione ormonale vi è una riduzione dell’assorbimento renale di calcio e di quello intestinale. Si stima che la perdita ossea sia intorno al 2%- 3% per anno nei primi 10 anni dopo la menopausa, ma in alcuni soggetti può essere maggiore.

Anche con l’invecchiamento -per le diminuite capacità metaboliche dell’organismo- si assiste ad una perdita di tessuto osseo.

 

I più importanti fattori di rischio per lo svilupop di questa malattia sono:

  • età > 65 anni

  • sesso femminile

  • menopausa precoce (prima dei 45 anni)

  • storia familiare di frattura da osteoporosi (soprattutto frattura femorale nella madre)

  • uso di farmaci corticosteroidi

  • uso eccessivo di alcol

  • fumo

  • basso apporto di proteine

  • uso di antiepilettici o antidepressivi

  • basso peso corporeo

 

Diagnosi

Nonostante la malattia possa essere sospettata anche valutando semplicemente delle radiografie effettuate dal paziente per altri motivi, la vera diagnosi viene fatta con un’esame specifico (M.O.C.= Mineralometria Ossea Computerizzata a raggi X) che misura il patrimonio minerale dello scheletro, valutando la densità ossea di alcuni specifici distretti corporei (in genere vertebrale e femorale). La MOC va prescritta nel monitoraggio a intervalli non inferiori all’anno, poiché la variazione della massa ossea è lenta e di piccola entità.

 

Nella valutazione globale della malattia hanno un peso importante anche specifici esami del sangue, che danno indicazioni sul matabolismo osseo dell’individuo e sulle possibili cause della perdita di massa ossea, tutte informazioni necessaria per una corretta terapia.

 

Prevenzione

I principali fattori preventivi sono:

- adeguato apporto di calcio e vitamina D

- esercizio fisico

- mantenimento del ciclo mestruale con una terapia sostitutiva

I soggetti a rischio dovrebbero essere sottoposti un ad esame M.O.C. per valutare il livello di massa ossea ed eventualmente impostare un regime dietetico specifico o modificare abitudini di vita, o , infine, effettuare una terapia.

 

Terapia

Calcio/vitamina D

È raccomandata una dose giornaliera di 1500 mg di calcio e da 400 IU a 800 IU di vitamina D. Dosi più alte sono consigliate solo per pazienti con deficit specifici.

 

Estrogeni
Le donne in post-menopausa possono essere trattate con terapia estro-progestinica. Il progesterone diminuisce il rischio di cancro all’endometrio, controbilanciando l’effetto del solo estrogeno. Controindicazioni alla terapia estrogenica sono familiarità per tumore al seno, la presenza di tumore sensibili agli estrogeni, malattie del fegato e pregresse trombosi venose.

 

Bifosfonati
Rappresentano una famiglia di farmaci che inibiscono il riassorbimento osseo. Si sono dimostrati efficaci nel ridurre sino al 50% il rischio di frattura femorale e vertebrale dopo un anno di terapia.

Poichè riducono anche il rimodellamento osseo (ovvero quel continuo e naturle alternarsi di deposizione e riassorbimento di tessuto osseo) vanno sospesi per brevi periodi.

 

Ranelato di stronzio

È un farmaco che si è dimostrato efficace nell’aumentare la massa ossea, anche se il meccanismo di azione non è ancora ben chiarito.

 

Denosumab

E' un farmaco recente, un anticorpo monoclonale che interviene in maniera molto selettiva nel metabolismo osseo. Si è dimostrato molto efficace nel ridurre il rischio di frattura con una maggior semplicità nell'assunzione che consiste in una iniezione ogni sei mesi.

 

Esistono poi altri farmaci il cui utilizzo è definito e limitato da indicazioni specifiche come il paratormone (un ormone che entra in gioco nel metabolismo del calcio) ed il raloxifene (una molecola che si lega ai recettori per gli estrogeni, mimandone gli effetti).

 

 

L’osteoporosi è una malattia molto diffusa e di incidenza crescente per l’aumentare dell’età della popolazione, la cui gravità però è poco avvertita sia da parte della popolazione sia della classe medica in genere.

 

Oggi è possibile diagnosticarla con facilità e trattarla in maniera adeguata per limitarne le conseguenze grazie anche alla presenza sul territorio di specialisti che se ne occupano. È importante, per ottenere un buon risultato, che la terapia venga correttamente impostata sulla base delle informazioni raccolte dal paziente, dalla M.O.C. e dagli esami del sangue.

Osteoporosi

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